Inizialmente mi dispiaceva per te, per noi, per come fosse andata e finita; ho troncato la storia tramite fb, mentre eri lontano migliaia e migliaia ed altre migliaia di chilometri. Inoltre ti sei preso il mio peggio: prima il periodo della matura, durante il quale ero nervosa, stanca, fastidiosa, poi il periodo in cui avevo il mal di stomaco acuto, non uscivo, di nuovo ero nervosa e fastidiosa. Insomma, ti sei dovuto adeguare in qualche modo alle mie esigenze e ai miei bisogni; e lo hai fatto, niente da dire.
E per questo mi sono sentita in colpa per come mi ero comportata, dalla fine fino a giungere all'inizio, per tutto il tempo intercorso tra questi due momenti e durante il quale non mi ero comportata poi tanto bene, senza poi togliere cosa ho fatto dopo che ci siamo lasciati.
Ma poi questo dispiacere e' andato via via sparendo, sempre di piu', sostituito inizialmente dalla rabbia e, infine, dalla pena. Provo pena, una profonda infinita pena, per quello che siamo stati e in particolar modo per te. Ogni tanto capita mi salga un ricordo alla memoria, lo scaccio. Ritengo non ci sia molto che sia meritevole da rimembrare. Ho saputo cose che mi hanno fatta incazzare, e le successive, mi hanno lasciata cosi' allibita, turbata, delusa che nemmeno la rabbia hanno piu' accesso, hanno solo fatto nascere un sentimento di pieta'. Pieta' per te che non hai capito un cazzo di niente, pieta' per una persona che non sa riflettere, che non sa quello che dice, pieta' per una persona che ha una considerazione di se' troppo elevata per mettersi in discussione, pieta' per una persona che pensa che se non piace alle altre persone e' perche' esse sono invidiose di lui.
Mi dovrei arrabbiare? No... ho smesso. Mi dovrei pentire di come mi sono comportata? Non piu'. Dovrei sentirmi una stronza perche' sono andata a ficcarmi in un'altra storia in cui sto anche meglio? Non piu', ne' mai piu' in futuro, giammai.
Non mi faccio piu' condizionare emotivamente da te, in nessun modo, vivro' la mia nuova relazione senza farmi piu' problemi per te, senza farmi influenzare da te, da quello che vai cantando per il mondo, delle cazzate che scrivi, dal dispiacere per cosa ho fatto dopo... no.
Hai finito :)
martedì 7 aprile 2015
giovedì 12 marzo 2015
Argo e il suo padrone
Oggi ho letto "Argo e il suo padrone" di Italo Svevo, un racconto che mi interessava leggere da un po' causa tutte le citazioni che avevo letto tratte proprio da esso.
Parla di un signore che, per problemi di salute, era stato mandato in montagna dal medico e ha la sola compagnia di una vecchia balia e del suo cane da caccia, per l'appunto Argo. Un giorno, preso dalla noia di una serata d'inverno, lesse sul giornale di un cane in Germania che era in grado di discorrere coi propri padroni e così passò mesi a cercare di far parlare Argo, senza riuscirvi mai, avvenne piuttosto il contrario: fu lui a iniziare a capire il proprio cane. Non faceva discorsi chiari ed il padrone dovette darsi molto all'interpretazione e, una volta morto, ne trascrisse i dialoghi colmando, qua e là con le parole, le mancanze linguistiche del cane.
Io mi sento un po' come Argo, a volte non so cosa aspettarmi, a volte le circostanze danno da pensare a qualcosa e poi i fatti portano tutt'altro, e ciò mi confonde, mi fa battere in ritirata, ritrarmi, proprio come lui; si avvicinava al padrone vedendolo felice ed aspettandosi delle coccole, e poi invece veniva accolto da una pedata.
Un'altra punto che mi ha colpito è quello che penso potremmo definire il capitolo X. Troviamo Argo legato alla catena fuori casa, mentre il padrone e la balia mangiavano. Come unico passatempo, ad un dato momento, gli capita una scarpa il cui odore gli pare nemico, e così l'addenta e la sbrana finché non sente cambiarne l'odore, a quel punto la tratta da amica, solo che in un eccesso di... familiarità (non so davvero come definire la cosa) le dà un colpo che l'allontana di molto da lui, facendola divenire irraggiungibile. Ora Argo torna di nuovo solo alle sue riflessioni, fino al momento in cui la balia non esce a liberarlo dalla catena e lui può correre in giro dietro agli odori e profumi più svariati, dimenticando la scarpa fino al momento in cui non viene nuovamente legato. A quel punto allora ricorda la scarpa e si rammarica di non averla avvicinata per il momento in cui fosse stato di nuovo solo, costretto all'inerzia, tuttavia pensò "Ma pensare alla catena quando si è liberi sarebbe come diminuire la grande gioia della libertà". Frase magnifica e vera.
Così faccio un po' anche io; quando sono sola, rifletto, penso, analizzo. Rimugino sulle cose, vedo i problemi (o anche li immagino eh) e non posso fare che crucciarmi, dicendomi che alla prima opportunità devo assolutamente fare chiarezza, risolvere. Poi ne ho l'occasione, esco dal mio angolo, e puntualmente dimentico tutte le mie riflessioni ed interrogativi. Poi torno a rinchiudermi e tutto ritorna in mente, più forte di prima.
Con questo intendo soprattutto problemi di genere relazionale con una persona. Ho delle incertezze che vorrei dissipare, mi vedo con la persona e poi lascio tutto da parte, dimentica di quello che fino ad un attimo prima abbisognavo, a volte anche per paura o per non voler rovinare la bella atmosfera. Il punto è che poi non ho concluso niente, un paio di ore di serenità per poi ripiombare, una volta separatami dalla persona, nel mio stato di inquietudine. E mi percuoto mentalmente per la stupidità dimostrata.
Svevo, quello che di te più ho apprezzato è il romanzo "La coscienza di Zeno", questi racconti spesso sono interrotti oppure non ne colgo appieno (anche affatto) il significato...
Tipo il Dottor Menghi... Accidenti, ha inventato l'anti-alcole, in parole pratiche "l'elisir di lunga vita", allora di che diamine è morto??? Me lo chiedo da giorni, non vogliono saperlo solo gli altri personaggi del racconto... >.<
Parla di un signore che, per problemi di salute, era stato mandato in montagna dal medico e ha la sola compagnia di una vecchia balia e del suo cane da caccia, per l'appunto Argo. Un giorno, preso dalla noia di una serata d'inverno, lesse sul giornale di un cane in Germania che era in grado di discorrere coi propri padroni e così passò mesi a cercare di far parlare Argo, senza riuscirvi mai, avvenne piuttosto il contrario: fu lui a iniziare a capire il proprio cane. Non faceva discorsi chiari ed il padrone dovette darsi molto all'interpretazione e, una volta morto, ne trascrisse i dialoghi colmando, qua e là con le parole, le mancanze linguistiche del cane.
Io mi sento un po' come Argo, a volte non so cosa aspettarmi, a volte le circostanze danno da pensare a qualcosa e poi i fatti portano tutt'altro, e ciò mi confonde, mi fa battere in ritirata, ritrarmi, proprio come lui; si avvicinava al padrone vedendolo felice ed aspettandosi delle coccole, e poi invece veniva accolto da una pedata.
Un'altra punto che mi ha colpito è quello che penso potremmo definire il capitolo X. Troviamo Argo legato alla catena fuori casa, mentre il padrone e la balia mangiavano. Come unico passatempo, ad un dato momento, gli capita una scarpa il cui odore gli pare nemico, e così l'addenta e la sbrana finché non sente cambiarne l'odore, a quel punto la tratta da amica, solo che in un eccesso di... familiarità (non so davvero come definire la cosa) le dà un colpo che l'allontana di molto da lui, facendola divenire irraggiungibile. Ora Argo torna di nuovo solo alle sue riflessioni, fino al momento in cui la balia non esce a liberarlo dalla catena e lui può correre in giro dietro agli odori e profumi più svariati, dimenticando la scarpa fino al momento in cui non viene nuovamente legato. A quel punto allora ricorda la scarpa e si rammarica di non averla avvicinata per il momento in cui fosse stato di nuovo solo, costretto all'inerzia, tuttavia pensò "Ma pensare alla catena quando si è liberi sarebbe come diminuire la grande gioia della libertà". Frase magnifica e vera.
Così faccio un po' anche io; quando sono sola, rifletto, penso, analizzo. Rimugino sulle cose, vedo i problemi (o anche li immagino eh) e non posso fare che crucciarmi, dicendomi che alla prima opportunità devo assolutamente fare chiarezza, risolvere. Poi ne ho l'occasione, esco dal mio angolo, e puntualmente dimentico tutte le mie riflessioni ed interrogativi. Poi torno a rinchiudermi e tutto ritorna in mente, più forte di prima.
Con questo intendo soprattutto problemi di genere relazionale con una persona. Ho delle incertezze che vorrei dissipare, mi vedo con la persona e poi lascio tutto da parte, dimentica di quello che fino ad un attimo prima abbisognavo, a volte anche per paura o per non voler rovinare la bella atmosfera. Il punto è che poi non ho concluso niente, un paio di ore di serenità per poi ripiombare, una volta separatami dalla persona, nel mio stato di inquietudine. E mi percuoto mentalmente per la stupidità dimostrata.
Svevo, quello che di te più ho apprezzato è il romanzo "La coscienza di Zeno", questi racconti spesso sono interrotti oppure non ne colgo appieno (anche affatto) il significato...
Tipo il Dottor Menghi... Accidenti, ha inventato l'anti-alcole, in parole pratiche "l'elisir di lunga vita", allora di che diamine è morto??? Me lo chiedo da giorni, non vogliono saperlo solo gli altri personaggi del racconto... >.<
martedì 3 marzo 2015
Whiplash
Quanto tempo [rispetto il ritmo con cui ho aggiornato recentemente, sono secoli]! Ma via l'attenzione da me, volevo parlare di questo film.
Sono andata a vederlo domenica sera, con mia zia e mio fratello; devo dire che mi ci sono recata abbastanza di malavoglia, avrei preferito vedere Birdman, ma mia zia ha detto che sarebbe toccato scegliere il film a mio fratello, questa volta, e così mi sono ritrovata a vedere questo film proprio a malincuore. Ebbene, nonostante questa mia predisposizione negativa, mi sono ricreduta!!
Innanzitutto, devo dire che lo posiziono tra i film più angoscianti io abbia visto sino ad oggi; persino "Effetti collaterali" non è riuscito a mettermi lo stesso livello d'ansia!
Il film parla di come un ragazzo di nome Andrew Neiman, iscritto al conservatorio Sheffar, riesca a forsi notare da Fletcher, il maestro della migliore orcherstra del conservatorio, e a farsi assegnare il ruolo di batterista di riserva. Dopo varie vicissitudini e un impegno così totale da parte sua che ha rinunciato ad una storia romantica e le sue mani, dai continui esercizi, erano ricoperte di piaghe, riesce a guadagnarsi il titolo di primo batterista, solo per poi vederselo togliere poco dopo.
Insomma, era un continuo conflitto tra lui e Fletcher, la tensione di certe scene arrivava persino in sala, eri in ansia, ti aspettavi sempre che volasse una sedia o un tamburo venisse sfondato a pugni. Non sapevi da chi aspettarti, tra i due, il primo sbotto, la reazione violenta che ne avrebbe fatte scaturire altre.
La fine mi ha lasciata un po' perplessa, ma, ovviamente, c'è il trionfo del protagonista davanti alla platea.
Bella anche la composizione da cui è tratto il titolo, whiplash. Soprattutto le prime battute.
E fu così che dovetti cambiare idea sul film :)
Una cosa la devo dire ora, santi quei poveri disgraziati di amici e conoscenti che hanno il coraggio di mantenere l'amicizia e pure di darmi una pacca sulla spalla dicendo "hai ragione". Quelli che si sono azzardati a scrivermi nonostante l'avviso "ACHTUNG". Grazie gente <3
martedì 10 febbraio 2015
Big eyes
Oggi sono finalmente riuscita a vedere questo film, quando a suo tempo lo avevo nominato a mia zia dicendo che mi interessava, lei mi aveva detto che non sarebbe andata a vedere un film d'animazione. A questo punto potete immaginare la discussione che ne e' nata.. accidenti! Vedevo il trailer praticamente ogni mattina, me ne sarei accorta se lo fosse stato! Beh... ovviamente poi mi e' stata data ragione xD
Film molto carino [avete notato che ultimamente si vedono solo biografie?!] che parla di Margaret Keane che per anni e' stata sfruttata artisticamente dal suo secondo marito: lei si e' rinchiusa in una stanza per anni a dipingere e disegnare, disegnare e dipingere, mentre il marito si prendeva tutto il merito. Finche' le cose non sono degenerate a tal punto che lei fugge [di nuovo da un altro marito] e, successivamentee, decide di far riconoscere al mondo intero i suoi diritti come vera autrice dei "trovatelli dagli occhi enormi".
Margaret afferma che faceva i bambini con questi grandi occhi perche' da bambina ha capito quanto essi possano essere lo specchio dell'anima.
Lo specchio dell'anima... ma sara' poi vero? Non sono completamente d'accordo.
Diciamo che ci sono persone che riescono a raccontarti storie e bugie guardandoti serenamente negli occhi, e tu spesso non riesci a percepirlo. Tuttavia ci sono pure casi in cui gli occhi parlano per la persona che li possiede, in cui sono molto espressivi, anche troppo.
Vi e' mai capitato di sentirvi dire "ma perché mi guardi così?" o "smettila di guardarmi" oppure "mi stai guardando come se volessi uccidermi... che ti ho fatto?" o anche "hai lo sguardo assassino... che c'è?"? A me sì, sovente.
Per anni e anni mi è stato detto che ho degli occhi molto belli, però mi è stato anche detto che guardo male le persone, che faccio paura; più volte mi è stato chiesto di non guardare una determinata persona. Il bello è che ogni tanto non mi rendo nemmeno conto di farlo, spesso sono persa nei miei pensieri e non mi accorgo di cambiare espressione, capita anche che io sia di umore abbastanza sereno e di sentirmelo dire ugualmente. Poi ovviamente ci sono occasioni in cui guardo male qualcuno davvero, purtroppo è una cosa che sfugge al mio controllo, ho una faccia e degli occhi troppo espressivi, si capisce subito se qualcosa non va, se sto pensando a qualcosa che non mi garba, se la persona mi ha detto qualcosa che non mi è piaciuto e anche se la persona stessa non mi piace. È così estenuante!! Ma a volte torna utile, quando vuoi ferire qualcuno, o farlo smammare rapidamente.
In ogni caso ho poco più di una settimana per allenarmi nello sguardo più truce, cattivo e indifferente al contempo, che io abbia mai fatto. Vedi ben se non ti trafiggo.
UFFAAA
Avete mai l'impressione che la gente si metta d`impegno per farvi incazzare in tutti i modi, giusto per vedere il delirio che ne consegue e il modo in cui impazzite?
Io poi quando sono furiosa divento isterica e sparo parole velenose a raffica, proprio con l'intento di ferire il piu' a fondo possibile, quindi non gradisco che mi si venga a stuzzicare, soprattutto se di questo mio lato ne si e' a conoscenza... poi e' inutile venire a dirmi che non si ha voglia di discutere se il primo a buttare l'amo sei stato proprio tu, no? E invece mi tocca fare affidamento sul mio scarso, scarsissimo autocontrollo e ingoiare ancora una volta la rabbia, e fingere non sia avvenuto un mutamento nel mio umore, nella mia psiche... Anche perché immagino cosa avresti potuto dirmi se fossi esplosa, ancora una volta sarei stata io da biasimare. Per non parlare poi del fatto che nemmeno io ho molta voglia di discutere ancora, alla fin fine e' finita proprio perché non avvenisse più, e di surriscaldarmi non mi sento in vena, per cui va bene. Alla fine, come ogni volta, all'arrivo del saluto, segno della conclusione del dialogo, mi viene sempre voglia di mandarti a cagare, ma perché aggiungere dissapore al dissapore? C'è già abbastanza animosità nell'aria senza che ne aggiunga dell'altra io, e pure consapevolmente.
Che tristezza però, la sera è il momento in cui cominci a sentire il peso delle cose, in cui permetti ai sentimenti negativi di assalirti, di fare capolino dal buco in cui li avevi gettati. Ci si sente soli e si vuole affetto, e poi si pensa che per un pezzo non li si avra' piu', poi aggiungete magari pure il fatto che non potete nemmeno consolarvi col cioccolato per vari motivi [nel mio caso gastrite e disfunzione del cardias], ed il mix e' perfetto. Quello che mi abbatte e' anche una serie di pensieri che ho tipo: "Dai cazzona, ci sei gia' passata, e ne sei anche gia' uscita, e da storie che erano anche più profonde" ma e' proprio il fatto di esserci già passata che mi rattrista... vuol dire che è anche già successo che io abbia fallito miseramente. Che cazzo...
E poi penso: cazzo, ma parlare di cose? Piu' di quello che ho gia' detto l'altro giorno non sono in grado, anche io ho un limite di parole che posso pronunciare. Ma insomma, si vedra'... puo' essere anche non si faccia niente. Pero' forse sarebbe giusto farlo.... Non ho voglia di fare niente al momento. Ad ogni modo, visto che ci sono e sono in argomento e visto che potresti leggere quanto leggo, ti dico solo che mi auguro tu non aspetti la seconda venuta di Cristo per farti sentire, altrimenti si che vengo a cercarti per vederti, ma solo per tirarti un calcio nei coglioni.
Basta... ora basta davvero eh >.<
Ammattirò sola.
Io poi quando sono furiosa divento isterica e sparo parole velenose a raffica, proprio con l'intento di ferire il piu' a fondo possibile, quindi non gradisco che mi si venga a stuzzicare, soprattutto se di questo mio lato ne si e' a conoscenza... poi e' inutile venire a dirmi che non si ha voglia di discutere se il primo a buttare l'amo sei stato proprio tu, no? E invece mi tocca fare affidamento sul mio scarso, scarsissimo autocontrollo e ingoiare ancora una volta la rabbia, e fingere non sia avvenuto un mutamento nel mio umore, nella mia psiche... Anche perché immagino cosa avresti potuto dirmi se fossi esplosa, ancora una volta sarei stata io da biasimare. Per non parlare poi del fatto che nemmeno io ho molta voglia di discutere ancora, alla fin fine e' finita proprio perché non avvenisse più, e di surriscaldarmi non mi sento in vena, per cui va bene. Alla fine, come ogni volta, all'arrivo del saluto, segno della conclusione del dialogo, mi viene sempre voglia di mandarti a cagare, ma perché aggiungere dissapore al dissapore? C'è già abbastanza animosità nell'aria senza che ne aggiunga dell'altra io, e pure consapevolmente.
Che tristezza però, la sera è il momento in cui cominci a sentire il peso delle cose, in cui permetti ai sentimenti negativi di assalirti, di fare capolino dal buco in cui li avevi gettati. Ci si sente soli e si vuole affetto, e poi si pensa che per un pezzo non li si avra' piu', poi aggiungete magari pure il fatto che non potete nemmeno consolarvi col cioccolato per vari motivi [nel mio caso gastrite e disfunzione del cardias], ed il mix e' perfetto. Quello che mi abbatte e' anche una serie di pensieri che ho tipo: "Dai cazzona, ci sei gia' passata, e ne sei anche gia' uscita, e da storie che erano anche più profonde" ma e' proprio il fatto di esserci già passata che mi rattrista... vuol dire che è anche già successo che io abbia fallito miseramente. Che cazzo...
E poi penso: cazzo, ma parlare di cose? Piu' di quello che ho gia' detto l'altro giorno non sono in grado, anche io ho un limite di parole che posso pronunciare. Ma insomma, si vedra'... puo' essere anche non si faccia niente. Pero' forse sarebbe giusto farlo.... Non ho voglia di fare niente al momento. Ad ogni modo, visto che ci sono e sono in argomento e visto che potresti leggere quanto leggo, ti dico solo che mi auguro tu non aspetti la seconda venuta di Cristo per farti sentire, altrimenti si che vengo a cercarti per vederti, ma solo per tirarti un calcio nei coglioni.
Basta... ora basta davvero eh >.<
Ammattirò sola.
lunedì 9 febbraio 2015
Fine
Forse dovrei cominciare a dare i biglietti di uscita alle persone che entrano nella mia vita, escono una dietro l'altra senza che possa farvi niente, almeno potrei decidere chi debba uscire prima e le precedenza verrebbero rispettate.
In questo momento mi sto riferendo alla conclusione di un'altra delle mie relazioni... d'altronde se non va, non va. Poco da fare ad un certo punto, poco da perseverare, soprattutto se si decreta, di comune accordo, che il gioco non vale la candela e e se i denti li si ha già stretti un paio di volte.
Abbiamo stabilito insieme che non valeva la pena continuare, e abbiamo risolto il tutto via fb (altrimenti non si poteva fare, si trattava di trascinare avanti un rapporto per un'altra decina di giorni lasciandolo nel limbo, ed ignorandosi la maggior parte del tempo, non potevo farcela) anche se lui aveva chiesto di aspettare il suo rientro, ma tanto si sapeva che finiva così no? Poi facile parlare così per uno che si trova fuori dalla realtà quotidiana e a godersi il sole, non pensate anche voi? Beh, mi auguro gli tocchi quello che è toccato a me quando, finita la vacanza, tornerà nella vita di ogni giorno. Fuck off
Mi sarebbe piaciuto tanto provare l'espediente della sparizione, ma penso che sarei morta soffocata dalle parole che non avrei avuto modo di comunicargli... per chiudere un rapporto mi piace togliermi quanti più pesi possibili, così da poter dire di non aver niente di irrisolto che mi ci faccia pensare più del necessario.
Mi spiace, ci tenevo, gli volevo bene, avevo già iniziato a pensare ad un eventuale regalo per l'anno, a uno piccolino per San Valentino...niente che sia più utile insomma :)
Ma la cosa che più mi irrita ora è essere sola nella mia sofferenza, l'unica scema a spenderci qualche parola, a pensarci, ad aver spento qualche lacrima. Lui beato pubblica selfie sulla sponda della piscina ahahahahah
Davvero, l'unica persona che compatisco è me stessa. Più di tutto ho pianto la mia dignità scomparsa. Quella persa piangendo e parlando troppo, pur sapendo che era tutto vano. Brava, brava!
E spero siano le ultime parole che spendo per lui, visto che sospetto non valga la pena neanche di parlarne, di questa storia, oltre che di investirci altre energie.
Parole piene di rancore? Eccome. Tuttavia una cosa va detta, e' stata anche colpa mia, soprattutto certe cose le potevo evitare di mio. Chissa' se maturero' mai abbastanza da essere in grado di mantenere una relazione?
Ma dai... ho solo 20 anni, mica 50! Quindi la normalita' e' che la storia duri forse 2 mesi e poi vada alla deriva, insomma e' un valido motivo per non sprecarsi. Bel modo per togliersi la responsabilita', bella scusa... peccato non sia una scusante. Bravo, sei riuscito ad essere fedele a te stesso e sparare stronzate fino alla fine! Giusto cosi', tanto per fugare ogni dubbio avessi potuto avere.
Si dice che dopo la fine di una storia ci si pente e tutto quello che si riesce a ricordare sono i momenti in cui si e' stati bene insieme e i lati positivi. Non credo di poter dire di star facendo la stessa cosa, sto pensando si', ma solo a tutte le cose che ha fatto per me e per le quali, nel discorso mio di chiusura che non stava nemmeno seguendo [era impegnato dai ahah], avrei potuto ringraziare un'ultima volta. E vabbe', magari piu' avanti ci sara' questa occasione. Inoltre e' vero che non gli chiedevo molto di sé, ma non l'ho mai fatto con nessuno praticamente. Non mi piace controllare e a volte nemmeno sapere.
Detto questo, col sonno ritrovato [o e' forse solo una casualita'? Solo una cosa di una notte? >.< ] e le parole momentaneamente esaurite, penso di poter chiudere qua questa piccola parentesi.
Ciao
In questo momento mi sto riferendo alla conclusione di un'altra delle mie relazioni... d'altronde se non va, non va. Poco da fare ad un certo punto, poco da perseverare, soprattutto se si decreta, di comune accordo, che il gioco non vale la candela e e se i denti li si ha già stretti un paio di volte.
Abbiamo stabilito insieme che non valeva la pena continuare, e abbiamo risolto il tutto via fb (altrimenti non si poteva fare, si trattava di trascinare avanti un rapporto per un'altra decina di giorni lasciandolo nel limbo, ed ignorandosi la maggior parte del tempo, non potevo farcela) anche se lui aveva chiesto di aspettare il suo rientro, ma tanto si sapeva che finiva così no? Poi facile parlare così per uno che si trova fuori dalla realtà quotidiana e a godersi il sole, non pensate anche voi? Beh, mi auguro gli tocchi quello che è toccato a me quando, finita la vacanza, tornerà nella vita di ogni giorno. Fuck off
Mi sarebbe piaciuto tanto provare l'espediente della sparizione, ma penso che sarei morta soffocata dalle parole che non avrei avuto modo di comunicargli... per chiudere un rapporto mi piace togliermi quanti più pesi possibili, così da poter dire di non aver niente di irrisolto che mi ci faccia pensare più del necessario.
Mi spiace, ci tenevo, gli volevo bene, avevo già iniziato a pensare ad un eventuale regalo per l'anno, a uno piccolino per San Valentino...niente che sia più utile insomma :)
Ma la cosa che più mi irrita ora è essere sola nella mia sofferenza, l'unica scema a spenderci qualche parola, a pensarci, ad aver spento qualche lacrima. Lui beato pubblica selfie sulla sponda della piscina ahahahahah
Davvero, l'unica persona che compatisco è me stessa. Più di tutto ho pianto la mia dignità scomparsa. Quella persa piangendo e parlando troppo, pur sapendo che era tutto vano. Brava, brava!
E spero siano le ultime parole che spendo per lui, visto che sospetto non valga la pena neanche di parlarne, di questa storia, oltre che di investirci altre energie.
Parole piene di rancore? Eccome. Tuttavia una cosa va detta, e' stata anche colpa mia, soprattutto certe cose le potevo evitare di mio. Chissa' se maturero' mai abbastanza da essere in grado di mantenere una relazione?
Ma dai... ho solo 20 anni, mica 50! Quindi la normalita' e' che la storia duri forse 2 mesi e poi vada alla deriva, insomma e' un valido motivo per non sprecarsi. Bel modo per togliersi la responsabilita', bella scusa... peccato non sia una scusante. Bravo, sei riuscito ad essere fedele a te stesso e sparare stronzate fino alla fine! Giusto cosi', tanto per fugare ogni dubbio avessi potuto avere.
Si dice che dopo la fine di una storia ci si pente e tutto quello che si riesce a ricordare sono i momenti in cui si e' stati bene insieme e i lati positivi. Non credo di poter dire di star facendo la stessa cosa, sto pensando si', ma solo a tutte le cose che ha fatto per me e per le quali, nel discorso mio di chiusura che non stava nemmeno seguendo [era impegnato dai ahah], avrei potuto ringraziare un'ultima volta. E vabbe', magari piu' avanti ci sara' questa occasione. Inoltre e' vero che non gli chiedevo molto di sé, ma non l'ho mai fatto con nessuno praticamente. Non mi piace controllare e a volte nemmeno sapere.
Detto questo, col sonno ritrovato [o e' forse solo una casualita'? Solo una cosa di una notte? >.< ] e le parole momentaneamente esaurite, penso di poter chiudere qua questa piccola parentesi.
Ciao
domenica 8 febbraio 2015
Lasciare qualcuno davanti ad amici e parenti è da infami?!
Ebbene ecco cosa ho letto su internet; lasciare una persona davanti a tutti i suoi amici e genitori è da infami bastardi. Ma perché?? Questo proprio non lo capisco.
Sarebbe da infami bastardi se codesta persona fosse un bastardo infame a sua volta e la cosa fosse un dato di fatto per tutti, ovvero noto a chiunque sulla faccia della terra, amici e parenti compresi. Allora si che potrebbe essere una carognata piantarlo davanti ad un pubblico e abbassare la sua già scarsa reputazione comune. Ma, anche in questo caso, si potrebbe definire una cattiveria inutile quello che in realtà sarebbe un ripagare con la stessa moneta? Non credo.
Se invece la persona fosse una persona nella media, ovvero con pregi e difetti come tutte le altre, a fare il bastardo infame l'unico a risentirne saresti tu, sarebbe la tua faccia a pagarne lo scotto. Lasciata davanti al pubblico di persone che gli vuol bene, guadagnerebbe la gloria, sarebbe quasi paragonabile ad un martire della patria; proprio così! Saresti tu il biasimato e lei la compatita, quella per cui si prova simpatia e dispiacere. Gli amici, quali appunto amici, non vedrebbero la sua parte di colpa, perché l'amicizia è appoggio incondizionato, anche se l'altro è in torto non glielo si dice [ che boiata, mi dilungherò anche su questo prima o poi] ma lo si lascia con la convinzione di aver ragione, e quindi punterebbero il dito su di te, che sei stronzo. Genitori poi non ne parliamo, ai giorni nostri sono tutti convinti che i figli siano privi di imperfezioni [anche questa triste esperienza], tutti tranne i miei. Che tristezza.
Per cui da bastardi lasciarla in mezzo alla gente? Insomma, questione di punti di vista, dal mio, in certi casi, gli fai quasi un favore: dopo la rottura sarà lui quello consolato, blandito, coccolato, riverito...
Per cui, se è una cosa da non fare, il vero motivo è che finirebbe col ritorcertisi contro.
Un modo fantastico invece è un altro, ma soprassediamo. ahahah
ps: alle mie sciagure di ieri ho dimenticato di aggiungere il portatile che ha deciso di fare lo sciopero della fame: non si alimenta più. Tutti i miei file word incomplenti e in lavorazione sono là dentrooooo T.T
Sono praticamente disperata... più le mie foto. Dico ben io che a me vengono tutte in fila!
Sarebbe da infami bastardi se codesta persona fosse un bastardo infame a sua volta e la cosa fosse un dato di fatto per tutti, ovvero noto a chiunque sulla faccia della terra, amici e parenti compresi. Allora si che potrebbe essere una carognata piantarlo davanti ad un pubblico e abbassare la sua già scarsa reputazione comune. Ma, anche in questo caso, si potrebbe definire una cattiveria inutile quello che in realtà sarebbe un ripagare con la stessa moneta? Non credo.
Se invece la persona fosse una persona nella media, ovvero con pregi e difetti come tutte le altre, a fare il bastardo infame l'unico a risentirne saresti tu, sarebbe la tua faccia a pagarne lo scotto. Lasciata davanti al pubblico di persone che gli vuol bene, guadagnerebbe la gloria, sarebbe quasi paragonabile ad un martire della patria; proprio così! Saresti tu il biasimato e lei la compatita, quella per cui si prova simpatia e dispiacere. Gli amici, quali appunto amici, non vedrebbero la sua parte di colpa, perché l'amicizia è appoggio incondizionato, anche se l'altro è in torto non glielo si dice [ che boiata, mi dilungherò anche su questo prima o poi] ma lo si lascia con la convinzione di aver ragione, e quindi punterebbero il dito su di te, che sei stronzo. Genitori poi non ne parliamo, ai giorni nostri sono tutti convinti che i figli siano privi di imperfezioni [anche questa triste esperienza], tutti tranne i miei. Che tristezza.
Per cui da bastardi lasciarla in mezzo alla gente? Insomma, questione di punti di vista, dal mio, in certi casi, gli fai quasi un favore: dopo la rottura sarà lui quello consolato, blandito, coccolato, riverito...
Per cui, se è una cosa da non fare, il vero motivo è che finirebbe col ritorcertisi contro.
Un modo fantastico invece è un altro, ma soprassediamo. ahahah
ps: alle mie sciagure di ieri ho dimenticato di aggiungere il portatile che ha deciso di fare lo sciopero della fame: non si alimenta più. Tutti i miei file word incomplenti e in lavorazione sono là dentrooooo T.T
Sono praticamente disperata... più le mie foto. Dico ben io che a me vengono tutte in fila!
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